I mercati da tempo scontano un rating ben più basso della doppia AA e molto più simile ad una tripla BBB come l'Italia, ma il silenzio delle agenzie di rating è stato ed è assordante.
CREDIT RATING
Le famose agenzie di rating Moody's, S&P e Fitch dovrebbero monitorare e avvisare sullo stato di salute di aziende e stati, ma questo, come ha insegnato il caso Lehman del 2007, non avviene quasi mai. Soprattutto se si tratta di aziende importanti o stati dominanti.
LO SCENARIO
Il caso Francia ci racconta sempre la stessa storia. Forse le società di rating, ora, abbasseranno il rating dei transalpini, ma certamente, oramai, sarebbe a posteriori. La doppia AA francese è un'affidabilità che non dovrebbe esistere da tempo.
La situazione economica, gli enormi deficit, un welfare insostenibile e un aumento del debito continuo (oltre ad altre pratiche poco ortodosse dello stato francese e a privilegi ottenuti) sono conosciuti da anni. Eppure, il rating top, nella fascia della categoria A non è mai stato messo in discussione.
Al contrario, l'Italia è rimasta saldamente ancorata alla tripla BBB, anche in questo caso, mai messa in discussione.
Ma i mercati hanno ben analizzato la situazione e si passati da uno spread di 150 punti circa di due anni fa tra i titoli di stato francesi e quelli italiani di due anni fa, ai 120 punti di inizio 2024 per arrivare alla quasi parità odierna. Oggi, siamo a7 punti di differenza. Una riduzione del rischio reale che si è annullato per i mercati e gli investitori, ma non per le agenzie di rating che hanno assistito come spettatori inermi.
COME FUNZIONA
Il comportamento poco affidabile delle agenzie di rating ha delle motivazioni ben precise. Certamente, vi è anche un differente potere che certi stati possono avere così come vi sono interessi politici e finanziari che influenzano coloro che dovrebbero valutare e decidere.
Ma esistono anche ragioni tecniche. Uno dei motivi per cui l'Italia non è mai scesa sotto la tripla BBB è perchè nel caso un'agenzia avesse deciso di declassare il nostro paese anche di un solo gradino, le conseguenze sarebbero state un'ondata di vendite dei nostri titoli portando al fallimento immediato lo stivale italico. Questo perchè, molti fondi comuni, per legge a tutela dei risparmiatori sarebbero stati costretti a liberarsi (vendere) i titoli di stato italiani perchè eccessivamente rischiosi in base ai parametri.
Allo stesso modo se le agenzie avessero declassato la Francia al nostro livello, come pensa il mercato, gli stessi fondi avrebbero dovuto vendere titoli francesi per riequilibrare il livello di rischiosità con tutte le conseguenze di cui sopra.
Quindi, meglio non provocare shock improvvisi e incontrollabili, ma lasciare che il mercato agisca in modo graduale riportando in linea, di fatto, i paesi che hanno lo stesso grado di rischiosità. E così è successo. Lo spread tra Francia e Italia è passato da 150 punti di due anni fa ai 7 punti attuali.
Tutto ciò ha consentito un riequilibrio nella distribuzione dei titoli nei portafogli senza sconquassi eccessivi che hanno portato alla pari i rendimenti.
QUINDI NOI SIAMO MIGLIORI ?
Purtroppo no. Il rendimento dei nostri titoli di stato è sempre simile a 1,5-2 anni fa. Sono gli altri, in Europa, che sono peggiorati.
La diminuzione dello spread con la Francia e con la stessa Germania è dovuto ad un peggioramento dell'Europa e dei paesi che, fino a qualche anno addietro, erano considerati molto affidabili.
Anzi, è un pessimo segnale di declino europeo e di peggioramento della capacità dell'Europa di adeguarsi al cambiamento in atto nel mondo e all'incapacità di sostenere economicamente e finanziariamente il proprio status di potenza mondiale.
Gli acquisti sui nostri titoli certificano solamente che gli altri sono diventati meno affidabili come noi. Non è l'Italia che è salita verso i paesi più virtuosi, ma sono i paesi virtuosi che non lo sono più e sono diventati simili a noi. E il peggioramento generale è pericoloso. Un'altra Grecia oggi, sarebbe catastrofica e insostenibile per l'Europa.
Nicola Argeo Mastropietro - Analista Finanziario
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