Tutti i titoli di Stato europei hanno subito un rialzo dei rendimenti di circa un decimo di punto in apertura del 3 marzo, dopo la guerra in Iran. L'instabilità ha causato un'ondata di incertezza che ha spinto i rendimenti verso l'alto su BTP, Bund, OAT e Bonos
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ASTA BUND: OFFERTA DI 5 MILIARDI RICHIESTE SOLO PER 4,5. FLOP
L'asta dell'11 marzo 2026 — un flop tecnico
L'asta dei titoli di Stato decennali tedeschi dell'11 marzo è tecnicamente fallita: la Germania voleva emettere 5 miliardi di Bund, ha ricevuto domanda per soli 4,5 miliardi e ha quindi allocato 3,8 miliardi a un prezzo superiore a quello del mercato secondario.
Il rendimento a cui sono stati collocati è stato il 2,89%, sensibilmente più alto del 2,73% dell'asta precedente di febbraio.
Come funziona il "paracadute" tedesco
Il sistema delle aste in Germania prevede un intervento del governo a copertura delle falle: 1,2 miliardi non collocati verranno poi venduti sul mercato secondario. Si tratta di una clausola "salva-Bund" che in Italia non esiste. È una modalità per gestire aste che si svolgono in momenti di forte volatilità, ma se accadesse spesso il problema si porrebbe.
Perché i mercati erano nervosi
L'asta si è svolta in un contesto segnato dall'ansia riesplosa sui mercati per il balzo dei prezzi del petrolio — legato al conflitto in Medio Oriente — e dalle crescenti aspettative inflazionistiche. I mercati monetari ora scommettono con probabilità del 100% su un rialzo dei tassi BCE entro luglio, e al 70% su un secondo rialzo entro dicembre 2026. Un ribaltamento totale rispetto a poche settimane prima, quando si attendevano tagli.
Effetti sui mercati
I rendimenti dei Bund sul mercato secondario sono balzati fino al 2,963%, ai massimi dall'ottobre 2023. Lo spread BTP-Bund si è allargato oltre i 70 punti base, con i BTP che sono saliti fino al 3,70% di rendimento.
Il quadro più ampio
Non è solo volatilità di breve periodo: i mercati sono consapevoli delle difficoltà della Germania nella gestione delle finanze pubbliche e nel mantenere la stabilità di governo. Paradossalmente, il Bund non è più considerato il bene rifugio assoluto, mentre il rischio italiano sembra simile a quello tedesco e francese. Europa uita nella difficoltà.
In sintesi: non è ancora una crisi, ma è un segnale che anche la Germania non è immune dalla pressione del mercato, soprattutto in un contesto geopolitico instabile e con l'inflazione che torna a mordere.
Il rischio di un'asta "difficile" alla francese o italiana esiste?
Per ora è basso. La domanda sui BTP si è mantenuta solida anche nelle fasi di stress recenti. La Francia ha appena approvato il bilancio 2026, il che ha dato temporaneamente fiducia agli investitori. Ma se i rendimenti continuassero a salire e il contesto geopolitico si deteriorasse ulteriormente, le prossime aste di OAT e BTP potrebbero risentirne — specialmente se la BCE mantenesse i tassi fermi o addirittura li alzasse.
In sintesi: il contagio c'è, ma al momento è contenuto. Il vero rischio non è un "flop" come quello del Bund, bensì un progressivo aumento del costo del debito in tutta Europa, in un momento in cui tutti i governi devono emettere di più per finanziare difesa e infrastrutture.
Le quotazioni del debito dell'Europa occidentale scendono più dei titoli di stato di altre aree geografiche a dimostrazione che il nervosismo aumenta e l'alto debito con una bassa crescita inizia a preoccupare.
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