Le prime crepe sono visibili

25.01.2021

Il distacco tra mercati e realtà economica si amplia

Iniziano ad intravedersi le prime crepe sui mercati; i primi dubbi sulla possibilità che le quotazioni possano continuare a crescere con previsioni sull'economia che si riducono ad ogni rilevazione, emergono chiaramente.

I gestori e gli operatori di mercato, qualche domanda se la stanno ponendo. Le quotazioni elevate non trovano riscontri in una ripresa economica consolidata e duratura. Il covid non aiuta e il rischio che l'imponente aiuto implementato da Biden porti più inflazione che benefici reali sta pprendendo corpo nel pensiero degli investitorri.

Alcuni tra i più importanti e seguiti esponenti del mondo finanziario non si sono nascosti ipotizzando anche un crollo che si avvicina; una caduta di cui non si conosce precisamente la data in cui avverrà, ma che sta creando i presupposti perchè possa verificarsi.

In effetti, a fronte della garanzia della continuità delle banche centrali nel creare moneta indefinitamente e del bazooka di quasi 2000 miliardi stanziati dall'amministrazione Biden era possibile ipotizzare un anno felice per le borse e i mercati azionari, ma guardando oltre il breve termine la luce in fondo al tunnel potrebbe essere un abbaglio.

Come sta dimostrando l'Argentina la stampa di moneta non è mai sufficiente. Ed è così che la Bnac Centrale argentina non salverà una delle maggiori aziende del paese. La scadenza di marzo a cui l'azienda non sarà in grado di far fronte non otterrà il salvataggio facendo comprendere a tutto il mondo che, comunque, la moneta stampata non è mai sufficiente per evitare che la catena del debito deragli. Anzi, come in un perfetto schema ponzi, ne occorre sempre di più e si sposta l'asticella sempre più in alto.
Aggiungiamo che, in queste condizioni, il dollaro sembra destinato a perdere valore e la possibilità di una crescita inflattiva viene considerata sempre più un accadimento probabile e per nulla positivo. Ancor di più in una situazione nella quale il FMI si è vista costretta a ridurre le previsioni di crescita.
A mio parere è giunto il momento di avere degli stop loss ai guadagni realizzati e iniziare a pensare fare in modo che tali performance non si dissolvano di fronte a quei cali, oramai, sempre più improvvisi e violenti capaci in pochi giorni di trasformare i guadagni in perdita.
É vero che è difficile prevedere quando accadrà, ma è pur vero che pensare per il 2021 a performance eccezionali che vadano oltre qualche punto percentuale sembra poco realistico; al contrario, in caso di discesa la caduta sarebbe certamente pesante.

Guadagni  se  investi  in  ciò  che  è  sottovalutato

Lo S&P è sui sui massimi e si avvicina ad uno dei maggiori obiettivi indicati: quota 4.000. Dal quale dista solo poco oltre il  4%.

Ecco perchè il rischio aumenta; la performance da novembra (vittoria di Biden) a oggi è stata del 13,5% fondata tutta sulle aspettative delle prime mosse di Biden, che quindi sono state già scontate. Quindi, i margini di ulteriore crescita sono risicati, servirebbe una prospettiva eonomica che manca in questo momento.

A questo aggiungiamo che le previsioni di uscita dal covid sono per la metà del 2022.

Difficile pensare che l'economia, soprattutto occidentale, possa superare se stessa, i p/e degli indici scontano già una realtà la cui realizzazione sembra utopica per il 2021.